LA STORIA

di Villa La Bianca


Villa La Bianca è un elegante ed esclusivo Relais con servizio di Bed and Breakfast a Camaiore, ubicato in quella che fu la residenza di un grande scrittore e critico letterario italiano: Cesare Garboli.Un luogo ideale per chi desidera un soggiorno di charme e relax all'insegna della riservatezza e del buonvivere.
Sullo sfondo, il giardino e le mura candide di Villa La Bianca. In primo piano, con un grande cappello, lui, Cesare Garboli. Si presenta così, con questa copertina, il recente libro “Cesare” di Rosetta Loy (uscito per Einaudi a giugno 2018). Personaggio emblematico della cultura italiana del Novecento, scrittore e critico letterario, Garboli si trasferisce definitivamente nella vecchia casa paterna a Vado di Camaiore negli Anni Settanta. Sono i tempi bui del terrorismo e Garboli rimane così colpito dall’uccisione di Aldo Moro, da decidere di abbandonare Roma. Allievo prediletto di Natalino Sapegno, all’epoca è già un intellettuale seguito e riconosciuto, amico di Elsa Morante e Federico Fellini. Villa La Bianca diventa così non solo la sua residenza, ma anche il cuore della sua attività, una sorta di musa ispiratrice fatta di pietra e mattoni, alberi e fiori. “Quella vecchia e strana casa dove il tempo sembrava una materia palpabile” racconterà poi “divenne la base ideale per le mie spedizioni nel passato”… Nelle sue stanze e nel suo parco secolare prende vita la lunga e complicata storia d’amore tra Cesare e Rosetta, raccontata oggi nel romanzo, delicata e tormentata memoria privata e sentimentale ma, nello stesso tempo, attento ritratto intellettuale del pensatore toscano.

All’ombra dei platani e a ridosso dei meli vengono scritti e recensiti saggi e romanzi. Nel salotto e nel giardino si alternano cene e incontri tra i maggiori protagonisti della cultura e della letteratura del momento. Da Cesare Pavese a Natalia Ginzburg, da Arnoldo Mondadori a Mario Soldati, da Giosetta Fioroni a Francesco Tomassi, celebre architetto e forse l’amico più intimo di Garboli: tutti passano da Villa La Bianca e si fanno ispirare dalle sue atmosfere, dai suoi silenzi. Compresi Susanna Agnelli, per il libro “Vestivamo alla Marinara”, e Luigi Veronelli, per i suoi Spaghetti in Purezza, serviti qui agli amici, e poi diventati piatto-icona. Oggi, quel periodo glorioso di Villa La Bianca viene ricordato da testimonianze e citazioni in molti scritti, libri, immagini. Li stiamo cercando e raccogliendo. Per dare il giusto merito e valore a un periodo unico e fecondo, che si rivive appena se ne oltrepassa il cancello. Entrando nelle stanze, nella grande cucina con il camino in pietra, nei salotti dai comodi divani, si ha la sensazione di salire su una macchina del tempo. Tutto è rimasto come allora: arredi originali e particolari architettonici sono stati recuperati e restaurati con cura. Oggi si può dormire nella suite gialla, quella di Garboli. O nella suite bianca, di Susanna Agnelli. O ancora, rilassarsi nel piccolo giardino, un angolo po’ nascosto, dove lei si riposava e leggeva.

Ma la storia di Villa La Bianca non inizia in quegli anni, pur ricchi di storie e di personaggi. Le prime notizie riguardanti i fabbricati che ne formano il complesso risalgono all’inizio del Cinquecento. All’epoca appartenevano a un tal Vincenzo Orsucci e comprendevano un frantoio, un molino, una gora del molino con acquedotto. Per i successivi quattrocento anni, la proprietà passa di mano più volte e si ingrandisce con l’aggiunta di un opificio, di una dimora signorile, di una ciminiera. All’inizio del Novecento la famiglia Garboli la acquista da un alto prelato: lo raccontano le scritte in latino trovate nelle fondamenta della villa principale durante la ristrutturazione. E si dedica alla brillatura di riso, farro e orzo, e alla produzione di olio e di mattoni (come testimonia la ciminiera che si vede ancora oggi). Durante la Seconda Guerra Mondiale subisce la sorte di tante ville della zona (Villa di Gello, Villa Rolandi Ricci ora Hotel Ariston a Lido) e viene occupata dalle truppe tedesche. Ma, per fortuna, non subisce grossi danni strutturali. Sappiamo, però, che uno dei due platani secolari viene utilizzato per riscaldare la villa durante i rigidi inverni: ne conserva ancora evidenti tracce sul tronco. E che la magnifica cancellata in ferro, che si vede nelle foto degli Anni 20, viene smontata e portata in Germania.
Ma il resto è tutto ancora lì: il parco centenario, la villa, i pensieri e le voci di chi ci ha abitato. O semplicemente, si è fermato per qualche tempo. Un angolo di storie e di memorie, nascosto nel silenzio del bosco. Da scoprire e vivere senza fretta.